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Una giornata a Rimini

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”Fra i gelati e le bandiere”

Visioni oniriche

Potrei citare tanti testi, canzoni, citazioni, proverbi sulla Regina dell’Adriatico e della Romagna, ma oggi ho scelto de Andrè. Con poche parole, imbevute di una potenza espressiva non comune (come sempre), il Faber riesce a descrivere questo luogo, che più che una città sembra un sogno ad occhi aperti. Non a caso il maestro del cinema onirico e visionario è nato qua, fra i gelati e le bandiere, e ha fatto della sua città natale la Musa ispiratrice che mai lo abbandonerà durante tutti gli anni romani della sua produzione artistica.

Secondo una tradizione un po’ dura a morire, Rimini si iscrive all’interno di quel concetto di luogo-non luogo buono solo per trascorrere una vacanza all-inclusive-non-mi-alzo-dallo-sdraio-per-dieci-giorni. Poiché sono riminese e amo la mia città in maniera viscerale, questo articolo sarà un canto di celebrazione ad una città che negli ultimi 8 anni ha rinnovato sé stessa ed ha avviato un processo di mutazione verso qualcosa di straordinario che la distingue dai centri a lei vicini, rimasti purtroppo ancorati a quell’idea di turismo anni ’80. 

Il borgo San Giuliano

C’è quell’intervallo di tempo che va da mezzogiorno alle due durante le giornate estive che si sentono le cicale cantare e i turisti sonnecchiano sotto le pergole degli alberghi. Il fatto è che qua in Romagna ancora non abbiamo imparato a dosarci con le porzioni di tagliatelle e cappelletti, e questo può provocare una certa sonnolenza ad agosto… Bene, è proprio in quest’orario che il Borgo San Giuliano diventa per me il posto più bello dove stare. La luce passa a fatica tra le strette vie del borgo e il vicino parco e la pietra del selciato provocano una sensazione di frescura inaspettata.

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Sorto come naturale approdo sulla foce del fiume Marecchia che si getta in mare, il pittoresco quartiere era storicamente sede non proprio pulita e anche un po’ lasciva delle casette di pescatori e marinai. Queste incantevoli dimore sono oggi dei piccoli gioielli architettonici senza prezzo, alcune di loro recano sulle pareti esterne e sulle porte immagini colorate di personaggi felliniani. La rivalutazione di tutto il Borgo nel suo complesso rientra in quel grandioso progetto di potenziamento di tutto il centro storico di cui sopra. I risultati sono sinceramente sorprendenti. Se cotanta bellezza vi ha fatto venire fame, provate la piada di Sergio, al Nud e Crud.

La piadina?

Esiste una frase che mi ha colpito molto e che ricorderò per sempre. Parlando di periodi di povertà e ristrettezze economiche un riminese un giorno mi disse: sulla mia tavola non è mai mancato un pezzo di piada.

Quella parola uscì dalla sua bocca con una tale naturalezza, che sembrava non aver mai neanche contemplato l’idea di consumare il pane! Come se quel prelibato alimento fosse stato da sempre e per sempre il protagonista di tutte le tavole romagnole. Vorrei che fosse chiaro una volta per tutte di cosa parliamo quando menzioniamo la piadina. Le parole sono importanti e io ci tengo!

A livello linguistico, pare che la parola ‘’piadina’’ in realtà non sia mai esistita, e sia una specie di adattamento colto di ‘’piada’’, declinata nelle diverse varianti a seconda della località. In effetti io non ho mai sentito un romagnolo pronunciare la parola piadina, e voi? Numero due, la ricetta. Dunque la base la conoscete tutti, è acqua, farina e un pizzico di bicarbonato.

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La variante strutto/olio è motivo di discussioni, soprattutto in questo periodo storico di esagerazioni un po’ forzate sul salutismo. Improvvisamente sembra che non abbiamo mai mangiato grassi! È un po’ come il dibattito cappelletti ripieni di formaggio o ripieni di carne. Diciamo che accettiamo democraticamente entrambe le varianti. Io rimango sempre per il melium abundare. Ma tant’è. Il fatto certo è uno: seguendo una linea geografica che va da nord a sud la piadina da piccola e alta diventa ampia e sottile, quasi a volersi distendere, seguendo il corso che segue un fiume quando va al mare.

Eventi prossimi venturi

Di eventi la nostra terra abbonda, e c’è l’imbarazzo della scelta. Ora ve ne segnalo alcuni che interessano questa settimana. Sabato 26 al rinato Teatro Galli si esibisce Federico Mecozzi, giovane violinista riminese che è maturato negli ultimi anni sotto l’ala di Ludovico Einaudi. Il 24 gennaio Lodo Guenzi, sì proprio lui, si esibisce in letture di Tondelli e Calvino, due personaggi estremamente legati alla città di Riccione: ‘’Dall’incontro impossibile tra il mondo sfacciato di Altri libertini e le raffinate fantasie combinatorie delle Città invisibili, nasce un reading che suona come la musica dello Stato Sociale: imprevedibile, sfrontato, geniale’’.

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